Primi ricordi

Janet Chmarova

Della mia infanzia non ho molti ricordi, almeno così ho sempre pensato. Invece eccoli qua, che rinascono.
La mia mamma mi ha raccontato che sono andata anche all’asilo nido. Non me lo ricordo, ma pensandoci, a quei tempi dovevano andare tutti al lavoro, anche mia mamma.  Si chiamava parità dei sessi, solo che la donna, tornando a casa dal lavoro, doveva lavorare ancora, mentre l’uomo…
Pensa che la prima frase dell’ Abbecedario (Slabikar) era:” mamma cucina e papà legge il giornale”.Ed era proprio così, se non peggio…
Ritornando all’asilo, ecco perchè tutti i bambini dovevano andarci. Solo oggi, che sono diventata mamma, riesco ad immaginare quanto sacrificio e fatica questo è costato alla mia mamma e a noi bambini.
Mi ricordo il buio della mattina. Sì buio, perchè la mia mamma doveva essere a lavoro alle sette, e immagina a che ora dovevamo essere all’asilo! Allora abitavamo in un grattacielo di dodici piani e il nostro appartamento si trovava al nono. Questa casa non ha portato tanta fortuna alla nostra famiglia, visto che i miei genitori hanno divorziato quando avevo circa sei anni. Ma quella è un’altra storia…
All’asilo andavamo a piedi, con la neve o con la pioggia. Solo più tardi, quando avevo cinque anni, i miei genitori hanno comprato la loro prima macchina. Per arrivarci dovevamo passare per il parco e mi ricordo un’enorme salita da fare: per me era la montagna più alta del mondo, ma ora, che sono grande, mi rendo conto di quanto si sente piccolo un bambino, anche di fronte ad una semplice salitella, perchè tale è in verità quella montagna che trovavo sul mio cammino per l’asilo.
L’asilo era nuovo e moderno, con grandi finestre, tappeti e tanti giochi. Non avevo tanto piacere ad andarci, ma non avevo molta scelta, si doveva andare e basta.
Ero una bambina che non dava problemi, un pò malinconica e un pò troppo matura per l’età che avevo. Avevo sempre una lacrima pronta a scendere, ma  la mia mamma diceva che usavo il pianto come ricatto, per ottenere ciò che volevo. Ero una piagnucolona, diceva lei, ma io l’unica cosa che volevo era stare con lei.
Per me il dovere era dovere. Penso che questa sia stata la base della mia educazione, visto che ancora adesso metto al primo posto il dovere, non il piacere. Ma ancora sto crescendo e per fortuna sto imparando a cambiare.
Che fatica!

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