I sette elefantini

di Narine Ohanyan

Ci sono oggetti che fanno parte della tua vita. Così erano per me i simpatici 7 elefantini di marmo bianco con le venature giallastre. Sette elefantini, disposti in scala dal più grande al più piccolo con le proboscidi rivolte verso l’alto, stavano lì da sempre sul comodino davanti all’orologio di legno marrone, molto bello.
Nella mia infanzia, gli elefanti facevano parte dei miei giochi. Erano inseparabili compagni della mia vita. Crescevo io e loro mi accompagnavano fedelmente durante la mia crescita. Non so da dove venivano, come sono arrivati a casa mia. Forse li aveva comperati mia madre, può darsi che qualcuno me li avesse regalati. So che stavano lì e facevano parte dell’ arredo della mia stanza e del mio mondo.
Ricordo quando stavo male e stavo nel letto, li portavo con me a giocare e loro condividevano con me le mie sofferenze e tifavano per la mia guarigione. Quando andavo a dormire li mettevo in fila, cominciando dal più piccolo al più grande, con le proboscidi rivolte verso di me. Se andavo a scuola li mettevo in fila con le proboscidi verso la porta, così mi salutavano e stavano lì ad aspettare il mio ritorno.
Un giorno io e la mamma ci siamo trasferite a vivere in una nuova casa. Abbiamo trasferito tutte le nostre cose nella nuova abitazione, anche i miei elefanti. Per trasportarli, li avevo avvolti con la carta e li avevo sistemati in un cartoncino, con molta attenzione, per non romperli. Nella casa nuova li avevo messi su un mobile nuovo con le proboscidi rivolte in avanti, sempre in fila dal più grande al più piccolo.
Con il passare del tempo gli elefantini non facevano più parte dei miei giochi, stavano lì come soprammobile e come ornamento. Quando poi abbiamo fatto fare dei lavori di ristrutturazione del nostro appartamento, li ho messi via in uno sgabuzzino, forse perché ero già grande, avevo altri interessi. Alcuni anni dopo, mentre facevo le pulizie di primavera in casa, pulendo lo sgabuzzino, ho buttato via molti oggetti, tra cui i miei 7 elefantini. Non mi interessavano più e non facevano parte della mia vita di allora, appartenevano al mio passato. Ancora oggi non riesco a capire questo mio gesto. Un errore imperdonabile, che mi fa pentire, perché comunque erano legati a mia madre, alla mia casa natale e alle mie fantasie infantili. Chissà perche certe volte facciamo le cose senza pensare, seguendo l’impulso di liberarci dalle cose vecchie e poi dopo riflettiamo sul nostro comportamento e ci domandiamo: “Perché ho fatto così?” Li vorrei adesso qui con me, i miei elefantini, vorrei che anche mio figlio avesse potuto giocarci, avesse potuto condividere i miei giochi d’infanzia e i sentimenti legati ad essi.

 

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