La casa di Beatrice

di Monica Vernazzano

Firenze, 23 novembre 2011

Caro amore, oggi, camminando per le vie del centro, tra antiche mura e botteghe artigiane, scopro un luogo molto particolare. Illuminato al suo interno da un unico fascio di luce, meta di un turismo insolito colto, silenzioso, educato.
Entro: seguo il luccichio di due candele accese e, abbassando lo sguardo, noto un paio di ceste di vimini ricolme di bigliettini colorati, tutti scritti a mano, con accanto tre rose.
Mi chino ancora un po’, sino a quando leggo chiaramente una scritta incisa sulla pietra: Beatrice Portinari.
Tutt’attorno sequenze di tele senza cornice, di una pittura semplice, essenziale, rappresentano la vita di allora: le uscite con il padre, gli incontri con Dante, scorci della città.
Qui le ombre non oscurano la luce, la esaltano.
Chi percepisce oltre il visibile sa che questo non è un luogo triste ma intimo. Non ci sono teche con antichi manoscritti, né trame preziose, né bronzi, né ori.
C’è solo lei, Beatrice, eterna custode di pensieri d’amore.
Di tanto in tanto si sentono note di Vivaldi provenire da un antico organo, riposto su un soppalco scricchiolante.
Certi attimi accadono, quando siamo in silenzio, nei momenti più impensati. Li vedo e li vivo, perché sei nel mio cuore.

 

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Comments
One Response to “La casa di Beatrice”
  1. Giuseppe Gatto ha detto:

    Molto bella, brava Monica, abbracci

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