I testi che fanno parte di semi erranti: Il bosco di querce

di Zoya Balachack

Il querceto vicino alla mia casa, dove sono nata e cresciuta e vissuta fino a quindici anni, era piccolo, ma pieno di misteri. Da bambina mi capitava spesso di sentire i racconti della gente su miracolosi eventi che succedevano lì. Spesso qualcuno si perdeva dentro il bosco e per diverse ore non riusciva a ritrovare la strada per uscire, nonostante la sua superficie non fosse superiore a 5-6 chilometri quadrati. Ad altri invece apparivano tante strane visioni. Ma bastava farsi il segno della croce e un forte soffio di vento in mezzo alle cime degli alberi faceva sparire tutte le apparizioni.
Ma nei miei ricordi, adesso più che i misteri rimane impressa la bellezza di quel bosco, della quale non mi rendevo conto allora. Le querce erano grandi, vecchie ma degne della loro esistenza. Mantenevano una rispettosa distanza tra loro che, però, permetteva loro di abbracciarsi con i robusti rami e baciarsi con le cime molto rigogliose.
A noi bambini, le cime delle querce non permettevano di salire su di lor, ma con grande gioia accettavano i giochi dei numerosissimi scoiattoli rossi, vivaci e graziosi.
Il bosco era molto generoso con la gente del posto, offriva sempre qualcosa:le gustose e nutrienti ghiande che i bambini raccoglievano, spesso insieme ai loro genitori, per i maiali; le foglie secche che servivano per tenere asciutte e calde le stalle; i bellissimi fiori primaverili che suscitano tanta tenerezza e gioia; i favolosi canti di tanti uccelli che si potevano ascoltare gratis, anzi si poteva chiedere gratis ad un cuculo quanto lunga sarebbe stata la vita. e infine gli indimenticabili porcini che giocavano con noi a mosca cieca.
Nonostante tutte queste offerte generose il bosco era convinto che i veri padroni non erano gli esseri umani ma gli affidabili gufi che facevano assistenza notturna, gli usignoli, i merli, gli storni che svegliavano l’ambiente con il loro canto mattutino, gli instancabili picchi con il berrettino rosso, che con grande cura badavano alla salute delle querce. E poi i raggi di sole che con l’alba, prima accarezzavano le foglie degli alberi, e dopo scendevano sull’erba, creando ruscelli di luce scintillanti e puri, dove il vento faceva il bagno.
Il querceto era saggio, però non sapeva che gli umani spesso perdono la testa per motivi di lucro….eh si…il bosco di querce non esiste più.
La sua scomparsa è una delle perdite più grandi, tristi e dolorose della mia vita.

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