Testi che fanno parte di Semi erranti: Estratti da diario campagnolo

di Francesca Borgia

Il sole era una palla arancione, e veniva fuori dal mare, lasciando gradatamente bagliori e riflessi, in una lunghissima scia che sfiorava la riva.
L’aria era pulita e concedeva soltanto a pochi profumi e odori di amalgamarsi a essa.
Angelo, con una mano sorreggeva un secchio di metallo pieno d’acqua, mentre immerge-. va l’altra nel liquido fresco, togliendone una piccola quantità. Con gesti sicuri la spruzza-va sulle cozze e sulle vongole, disposte elegantemente sulle ceste di paglia, fra foglie di lattuga e fettine di cedro e di limone.
«Signor Borgia, guardi che c’è qua ….Roba fresca, genuina! A piscai stanotti!!! Quantu
nni voli? Tre chili e tre chili?»
Dopo aver avvolto in una spessa carta da pasta le cozze e le vongole, si puliva la grossa mano, la porgeva a mio padre, che la stringeva calorosamente.
«A Lucia ci faravi piaciri, no? Megghiu da canni!! Poi ci pigghiammu i pasticcini»
Noi fratelli, sistemati alla meglio sulla giardinetta rivestita di legno chiaro, ascoltavamo lo scambio tranquillo di opinioni. Ancora intorpiditi per la levataccia, si stava quieti e raggomitolati tra copertine e cuscini, cullati dall’agile e sicuro andamento della macchinetta.
Papà guidava con perizia e con abilità. Superati i Colli di San Rizzo, con le sue alture, le prime pietre miliari, le sue stradicciole che tagliavano sinuosamente i boschi di castagni e di noci. Io sporgevo un braccio dal finestrino e al volo prendevo qualche corbezzolo.
« Fermiamoci un po’ Andrea , ho visto delle sorbe, le voglio raccogliere »
Papà frenava dolcemente, accostandosi al muretto di protezione (l’antenato del “Guardereil” – o “Guarderail”?) e, mentre noi cinque scatenati prendevamo a tuffarci nella boscaglia, lui ne ap-profittava per dare un’occhiata al motore. La fontana era poco distante, e si ergeva maestosa, appoggiata alla roccia, esponendo orgogliosamente tracciati e forme di un passato migliore. Stucchi rosati e verdi completavano la suggestiva immagine, insieme con muschi ed erbe.
Mamma si arrampicava con disinvoltura su per la collina, cercando di guadagnare spazi fruttuo si. La sua ricerca si risolveva in grandi mazzi carnosi, dai quali sporgevano palline gialle e ros-se. Si soffermava poi a raccogliere violette e ciclamini. Il primogenito faceva intanto man bassa di pigne, e il resto delle compagnia rubacchiava qua e là bacche, fronde, pietruzze colorate.
Di corsa, affamati, di nuovo in macchina.
Il sole ora era alto e campeggiava nel cielo limpido e celeste. Superati via via i paesini lungo la costa, si arrivava finalmente nel piccolo borgo. Le facce sorridenti della gente che ti salutava anche senza conoscerti, che ti faceva largo; e poi sopra il ponticello che sovrastava le acque ridenti, che cantarellando si gettavano nel mare.
« OH!!! Lucia!! RRivammu!!!!» «Alberto!! Lassa stari i iaddini…chi poi non fannu l’ova!!! »
Io e i più piccoli contemplavamo stupiti e affascinati le quattro vacche che stavano nella stalla, e che placidamente ruminavano. Ogni tanto si giravano verso di noi, degnandoci appena di uno sguardo che sembrava altero e distaccato. Per noi, provenienti dalla città, tutto era una meraviglia lì in campagna, una continua scoperta delle cose semplici eppur fantastiche che la natura ci offriva.
« Viniti a mangiari» Mamma urlava , lanciando la sua bella voce oltre la stalla, oltre il pollaio, vicino al pozzo. Le sue mani sapevano di sale e di limone, appoggiate saldamente ai fianchi.
Uno dei cinque stava appollaiato sopra il fico e nonne voleva sapere di scendere. Due pacche sul sedere e poi tutti a tavola, sotto il pergolato. Nel pomeriggio io e Mariella andavamo a portare le uova alle vicine. Ci eravamo infilate nel pollaio e avevamo recuperato tanti piccoli ovali bianchi, alcuni avana e altri più scuri. Ancora tiepidi li avevamo disposti in una ciotola d’argilla, poi, prendendo le indicazioni giuste per le consegne, scomparivamo oltre il ponte.
La vecchia dell’angolo ci faceva cenno per farci avvicinare e ci porgeva un canterano:
« Talìa, svacantami stu zu peppi nto ciumi, chi poi vi dignu na cosa bella». Incredula, avevo preso quel vaso e trattenendo il respiro lo avevo svuotato nelle acque trasparenti. Mariella intanto si sbellicava dalle risate. La vecchia aveva pronto per noi un piatto di fragole e dei biscotti al rum. Solo la padrona del podere aveva il bagno in casa, e oltre lei, pochi altri. Mio zio, molto ingegnoso, aveva realizzato tra il pozzo e gli aranceti una caratteristica “ritirata”. Pittoresche pareti di canne di bambù, e un tetto costituito da fronde di banano sopra un’intelaiatura di legno.
Tornando alle uova …. c’erano diversi indirizzi da considerare, e dovevamo tornare a casa prima di sera. Umberto, su al vivaio, ne aveva prese venti, aveva i bimbi piccoli. Oltre al denaro con cui le aveva pagate, ci aveva regalato due grosse gardenie e tre garofani rossi.
Fragranza inimitabile!!! I nostri nasi affondavano voluttuosamente tra i petali vellutati aspirando tutto il fortissimo profumo.
Che meraviglia!!! I colori, il verde smagliante che ci accompagnava ovunque, che come delle mura di cinta naturali abbracciava il piccolo paese e si allargava poi fino al mare, tra la sabbia e le canne.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: