Cosa farò da grande

di Janet Chmarova

Sono anni che lavoro su me stessa,sul mio passato e così anche sul futuro. Ripensando alla mia infanzia ho la sensazione che la mia famiglia non sognasse niente per me..
Sono cresciuta in campagna dai miei nonni, anche se la mia casa era in città. I miei genitori si sono separati quando ero piccola, quando avevo 5-6 anni, così i miei nonni hanno aiutato molto mia mamma. Nonna e nonno erano delle persone semplici, capaci di affrontare la vita e molto determinati, ma da noi non si sognava. La vita in campagna era dura, piena di doveri e lavori da fare, ma anche molto romantica e piena di cose da raccogliere e osservare. Ero molto sola, ma ho imparato ad arrangiarmi e soprattutto a non annoiarmi mai.
Da piccola mi piaceva fare la mamma e il mio desiderio più grande era prendermi cura di qualcuno. Mi ricordo il mio orso blu e la bambola che mi ha regalato il mio nonno, per tanto tempo sono stati i miei figli. Stavo con loro da quando mi svegliavo fino alla preghiera della buona notte (tralasciando il fatto che nel comunismo non si pregava…)
Ero molto brava a scuola, così non ho avuto nessun problema a scegliere le superiori; ecco questa è stata l’unica volta in cui si è parlato del mio futuro. La mia mamma ha scelto la scuola per me. Era l’accademia alberghiera, una scuola prestigiosa, perché in Slovacchia ce n’erano solo due. In quel periodo ho provato dire alla mamma che mi piace disegnare, che forse avrei voluto provare un’altra scuola. Con tranquillità mi ha ascoltato e poi mi ha fatto disegnare un portamatite con tante penne colorate, ho ancora questa immagine nella testa. Ci ho messo tutto il mio impegno dentro quel disegno. La mamma ha detto che non era male ma che ci vuole molto di più e che di arte non si vive. Così ho dato l’esame per entrare nella scuola alberghiera, l’ho passato con il massimo dei voti, ma sono riuscita ad entrare solamente grazie alle conoscenze della mia mamma.
La scuola non mi piaceva molto, i miei compagni di classe erano prepotenti e anche un po’ viziati, ma oggi ringrazio per le basi che l’accademia mi ha insegnato, perché il destino mi ha portato a vivere in una città turistica con l’opportunità di sfruttare il mio diploma.
Ripensando alla mia famiglia, sento la mancanza dell’ affetto che non veniva espresso, ma penso che mi abbiano sempre lasciato la libertà di pensare con la mia testa e sopratutto non mi hanno mai giudicato.

dal Lavoratorio 2014

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: