coltivare la fiducia al tempo del contagio della paura

di Mariolina Tentoni

 

Stiamo vivendo un passaggio difficile, ci difendiamo dal contagio del corona virus e subiamo il contagio della paura. Questo passaggio mette alla prova ognuna/o di noi, la nostra società, le istituzioni a vari livelli, da quello locale a quello globale. Stiamo sperimentando la nostra inadeguatezza a farci carico della nostra vulnerabilità e l’inadeguatezza delle istituzioni politiche europee e internazionali a muoversi a livello della portata planetaria dei problemi, che la diffusione di questo virus comporta. Sappiamo e si dice che siamo interconnessi, che tutto è interconnesso, ma di fatto ognuno, persona o stato, pensa al suo “ particulare”. Molte risposte e comportamenti sono irrazionali. Vediamo e viviamo il diffondersi della paura del contagio, emergono paure ataviche, angosce di morte, di fatto si diffonde la psicosi, ( vedi l’assalto ai supermercati, la comunicazione allarmistica dei social),  che fa più danni del virus. Oltre ai danni economici, incalcolabili, il danno più grosso è a livello relazionale: la paura genera perdita di fiducia e isolamento; l’altro è un portatore di virus, un virus da evitare. Evitiamo qualsiasi contatto e così ci chiudiamo nelle nostre case con i nostri fantasmi. Ci serve invece e serve al pianeta una ben altra risposta. Se abbiamo a cuore il futuro dell’umanità abbiamo oggi una grande responsabilità: quella di riaffermare il primato della relazione non virtuale ma fatta dell’incontro di corpi, di persone; abbiamo bisogno di coltivare la fiducia-fede, oggi, non domani. Io ne ho bisogno. Ho bisogno di vedere, di parlare con amiche e amici, con cui accogliere le emozioni (anche la paura), confrontarmi sul come siamo arrivati qui e come uscirne, amiche e amici con cui vedere nel profondo dentro di me e allargare lo sguardo fuori di me. Abbiamo bisogno di incontrarci. Sono consapevole della necessità di essere prudenti, e la prudenza richiede di valutare nella giusta dimensione il pericolo, senza sottovalutarlo, ma anche senza sopravvalutarlo (il pericolo del corona virus è stato sin qui sopravvalutato, mentre i pericoli determinati dal cambiamento climatico enormi e molto più temibili sono di fatto sottovalutati e non suscitano paura). Incontrarci a piccoli gruppi, condividere emozioni, pensieri, proposte è un modo per coltivare il seme della fiducia e ristabilire un tessuto connettivo di relazioni vitali e vivificanti.

 

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