Indovina a cena e Il piccolo principe

di Mariolina Tentoni

L’associazione multiculturale Vite in transito, che è nata dall’incontro di donne di culture diverse, con ogni suo progetto lavora per favorire il dialogo, lo scambio e la convivenza tra italiani/e autoctoni/e e persone provenienti da altri paesi e portatrici di storie e culture diverse. Indovina chi viene a cena è un progetto che propone a famiglie o a single di invitare alla propria tavola un richiedente asilo, ospite dei centri di accoglienza delle cooperative (Cento fiori, Terre solidali, CAD )  e Sprar.

Per entrambi i partner un’avventura, un modo di aprirsi all’ignoto, all’imprevisto e di conoscere l’Altro, l’altra cultura. Per noi, esperienza di messa in pratica di   principi religiosi, etici, politici, che proclamiamo e in cui diciamo di credere.  Esperienza di apertura dei nostri cuori, delle nostre case allo sconosciuto, al diverso, allo straniero che è tra di noi. Uno straniero che catalizza i nostri fantasmi e le nostre paure, che, attraverso la condivisione del cibo e delle storie, diventa prossimo, vicino, familiare. Ci si rende familiare l’uno all’altro. E’nel libro Il piccolo principe che si parla di questo desiderio di creare un legame. E’ la volpe che chiede al piccolo principe di addomesticarla, (apprivoisier- addomesticare l’altro, creare dei legami), cioè gli chiede di creare un legame reciproco: lui la sceglie, la va a trovare con continuità; lei lo aspetta, desidera questo incontro, si prepara e non è più sola; a poco a poco si crea un’amicizia. Ma non è così semplice. Il legame sostiene, ma può anche essere sentito come limitazione alla propria libertà, può suscitare resistenze e paura di essere “legati”. La paura, spesso inconfessata e inconsapevole, ci preclude molte scoperte. L’idea di invitare a casa nostra, alla nostra tavola, uno straniero può mobilitare le nostre paure, che però, come la volpe e il piccolo principe, possiamo addomesticare.  Questa esperienza di “addomesticamento” reciproco produce un cambiamento e una crescita culturale e umana: attraverso l’altro possiamo conoscere meglio noi stessi e la nostra cultura.

Esperienza di metamorfosi interiore per entrambi i soggetti dell’incontro: noi autoctoni riconosciamo come parte di noi lo straniero che è in noi, l’inconscio, l’in-cognito, proprio per questo perturbante: esperienza di integrazione interiore; per i rifugiati, che nel loro tragico viaggio sono scampati alla morte e alla violenza disumana dei campi libici, che anche qui in Italia spesso sono oggetto di pregiudizio, discriminazione, razzismo, questa può essere un’esperienza riparativa dei traumi subiti.

Esperienza di cambiamento sociale: l’incontro favorisce la convivenza e si realizza una società plurale e multiculturale, come è stata sempre la società italiana.

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