25 aprile è sempre

 

Primo Levi, nel suo libro La tregua, racconta che dopo la liberazione di Auschwitz, nella sua lunga peregrinazione per ritornare a casa, quando era ancora in Polonia, un ex prigioniero italiano di Roma gli ha raccomandato di non dire che era ebreo.

E Levi commenta: “ho capito che guerra è sempre”. Sì, perché, se perdurano i veleni del razzismo, della discriminazione, la guerra non può finire, non è finita.

Questo è vero anche oggi.  Ancora oggi ci sono tra di noi i virus (virus vuol dire veleno) del nazionalismo, del razzismo, della disuguaglianza, dell’ingiustizia sociale e ambientale. Se guerra è sempre, allora anche la Resistenza, la lotta per la liberazione non è finita. La Resistenza, la lotta partigiana, la lotta di uomini e donne di diverse classi sociali, di diverse appartenenze politiche e religiose, da cui sono nate la repubblica italiana e la nostra costituzione, non è stata solo lotta di liberazione dall’occupazione tedesca e dal nazifascismo, è stata anche la lotta per una società basata sui principi della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà, della giustizia, della pari dignità di tutti e tutte.

Il 25 aprile, è festa nazionale, perché ricorda e festeggia la Liberazione, evento fondativo della repubblica italiana. Il 25 aprile è la festa di tutti i e le cittadine che si riconoscono nei principi base della costituzione per cui han lottato i e le resistenti.

Ma c’è chi non riconosce il 25 aprile, i suoi valori e i suoi simboli, e considera “divisiva” la canzone Bella ciao, che in tutto il mondo è simbolo di lotta per la libertà e viene cantata per rendere omaggio all’Italia.

E’ la destra che considera “divisiva” anche la memoria della Resistenza.

E’ la destra che semina i veleni, che seminava il nazifascismo, i virus del nazionalismo, del razzismo, dell’ignoranza, della propaganda.

E’ per questo che, parafrasando Primo Levi diciamo:

25 aprile è sempre.

Ora più che mai; ora che attraversiamo un passaggio molto difficile a causa della pandemia del coronavirus, e dobbiamo ripensare la nostra società, la nostra cultura, la nostra economia nel rispetto di tutti /e e nel rispetto dell’ambiente, l’esempio dei nostri padri e delle nostre madri che hanno vissuto la guerra, l’occupazione tedesca e la resistenza ci può essere di sostegno e di insegnamento.

Per questo ci impegniamo. Teniamoci la mano.

Mariolina Tentoni

 

 

 

 

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