Virus

Dopo mesi di isolamento o semi-isolamento, possiamo re-incontrare e invitare amici e amiche, riaprono attività varie, con vincoli e norme, possiamo muoverci più liberamente, salvaguardando le precauzioni e la distanza di un metro. Viviamo questo momento come liberatorio. A ragione. Certo, però, non possiamo lasciarci prendere dall’euforia, sottovalutando il rischio che permane, ignorando la drammaticità della situazione presente. Forse tendiamo a dimenticare la tragicità dell’esperienza vissuta. Proprio la coscienza della dimensione tragica della vita ci ha permesso di riscoprire la comunanza con ogni essere umano e ogni essere vivente. Forse rischiamo di disperdere il valore di questa esperienza che ci ha portato in una dimensione di silenzio primordiale, in cui potevamo ascoltare il suono delle morte stagioni   e sentirci parte della natura vivente e del cosmo.  Esperienza mistica.

Per aiutarci a non dimenticare questi semi che possono dar frutto, pubblico di seguito Virus una poesia di Roberta Dapunt

Virus

Eppure in questo silenzio che si è fatto uno

tra le lingue e le appartenenze. In questo silenzio

che nessuno, nessuno ha mai sentito prima,

si sentono dire parole sconosciute da noi liberi europei.

Sapere, questo verbo dice: sentire sapore e odore, conoscere,

perché arrivi alla mente per esprimere bene ciò che si sa.

 

Ecco, noi non sappiamo la parola guerra

e i medici non stanno al fronte, non esiste l’untore.

Qui non si spara, perché il nemico, questo, non ha volto.

Se lo avesse sarebbe il sorriso delle mie figlie, quello di mia madre.

 

Dire lotta, è dire bene. E i medici stanno dentro

a una moltitudine di corsie di emergenza,

curano respiri drammatici, l’intensità emotiva nelle loro mani

mentre l’antagonista potrebbe abitare il loro stesso corpo,

così il mio mentre scrivo.

 

Eppure in questo attimo dell’evoluzione in pianto, ci stiamo restituendo

un ordine di quiete che richiama i pesci e gli uccelli,

pulisce le correnti e ci commuove per smarrimento e sconcerto.

Eccolo il buio, qui presente nel nostro isolamento collettivo

che ci rende partecipi di ogni singola vita.

 

Sull’orologio geologico siamo pochi minuti,

nella conta dei nostri secoli, qui in questo istante del tempo

abbiamo fatto di noi il più alto valore sociale

che potevamo far accadere.

Roberta Dapunt

 

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